Cosa sono le società onshore?

Tutti hanno sentito parlare, almeno di sfuggita, delle società off-shore – solitamente sui notiziari, per via di questo o quell’azienda nell’occhio del ciclone per evasioni fiscali e conti all’estero – ma chi può dire di essere familiare con le società onshore e avere un’idea delle rispettive sottigliezze?

Società onshore, società offshore

Il motivo è presto detto.
Le società onshore (letteralmente, “sulla sponda”, figurativamente “sul territorio”) sono tutte le società che abbiano sede sul territorio nazionale dove operano e siano quindi soggette al loro regime fiscale, come ogni azienda che considereremmo ‘normale’ – il panettiere di fiducia sotto casa, la lavanderia poco più in là o lo studio medico in centro, ad esempio, sono con ogni probabilità delle società onshore, e come tali pagheranno le imposte ordinariamente previste in base al loro reddito, come più o meno fanno tutti.

Le società offshore (letteralmente “fuori sponda”, figurativamente “fuori dal territorio”) fanno parlare tanto di sé non perché ci sia una differenza nel funzionamento – in termini pratici, ciò che può fare una società onshore e ciò che può farne una offshore è pressoché identico – ma perché ciò che cambia è il regime fiscale cui sono sottoposte, non quello della propria sede sociale (dove il proprietario risiede) ma quello della sede societaria (dove l’azienda opera).
Questo significa una serie di cose per l’azienda in questione, dipendenti in dal territorio estero in cui ha scelto di stabilirsi, dato che differenti nazioni hanno differenti legislazioni in merito, ma un paio di cose rimangono uguali in quasi tutti i casi – uno, la società gode di uno status di esenzione fiscale parziale o totale, e due, i membri della società godono di un elevato grado di privacy.

Vantaggi dell’onshore

Considerando ciò, perchè un imprenditore vorrebbe non avere la sua società offshore? In fondo pagare meno tasse è il sogno nel cassetto di tutti.
Il problema è che, il più delle volte, il sogno è destinato a rimanere tale – la legge Italiana stabilisce chiaramente una serie di regole e limitazioni sull’uso delle società offshore, come ad esempio l’impossibilità di avere una sede ‘stabile’ (impianti, fabbriche, etc.) sul territorio estero o il fatto che solo gli utili maturati all’estero siano esentasse, ma la più rilevante delle quali è l’obbligo di denunciare la propria partecipazione in esse e che il loro reddito, anche se esentasse in origine, sia tassato in Italia. Questa specifica, da sola, tarpa le ali alla maggior parte dei sogni d’evasione, e insieme al resto significa che le uniche aziende che possono trarre vantaggio da questa soluzione sono quelle dedicate a beni non fisici, come attività di e-commerce, gestione di copyrights e così via.

Rimanere una società onshore significa sì far fronte alla tassazione del proprio paese, ma anche costruire la propria azienda su un fondamento solido e al riparo da improvvisi mutamenti di leggi e convenzioni internazionali, aumenti dei costi bancari e pericolosi sospetti di mancata trasparenza.

Legale contro illegale?

Dipingere le aziende con forma offshore come scappatoie a malapena legali per schivare balzelli è semplice e nemmeno del tutto ingiustificato, ma va detto che la realtà è più complicata – come già menzionato, gli usi legittimi di questa forma societaria ci sono ed è legale farne uso, oltre che vantaggioso.

Dall’altro lato, invece, basti ricordare quanti casi di evasione si verifichino ogni mese senza ‘assistenza’ estera per capire che la società onshore non sia meno criminosa delle loro controparti, anzi – semmai è l’opposto, stando all’opinione di vari studi legali.

In sintesi

La società onshore è la scelta migliore per un’azienda che produce ed opera direttamente sul territorio dove risiede e gode di maggior trasparenza; la società offshore non è il male incarnato, ma una valida scelta per imprenditori in società che non trattano beni fisici.
Non c’è una forma più legale o meno legale, solo differenti casi e ambiti d’uso.

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