#verybello: il punto di vista di una storica dell’arte e di un SEO a confronto

verybello.it intervista doppia

“Altro che VeryBello… direi piuttosto VeryBrutto!” commenta un utente in calce a una discussione sul nuovo sito commissionato dal MiBAC in vista di EXPO 2015. Negli ultimi giorni, infatti, abbiamo assistito a un assalto compatto del web e di gran parte della stampa generalista contro il sito www.VeryBello.it, che nelle intenzioni degli ideatori dovrebbe promuovere gli eventi culturali che caratterizzeranno i mesi da maggio a ottobre 2105 – periodo in cui si terrà appunto EXPO 2015.

L’ormai famigerato VeryBello.it, presentato in pompa magna dal ministro Franceschini, ha infatti attirato le critiche più disparate, sia dal punto di vista delle scelte copy – dal naming ai vari slogan e testi che compaiono nel sito – sia da quello della fruibilità e delle scelte puramente “tecniche”, fino a riflessioni di ordine “artistico”, visto che in ultima analisi dovrebbe promuovere l’arte in Italia.

E se non c’è fumo senza arrosto, abbiamo pensato di chiedere la loro opinione a due esperti e cercare di far luce su una vicenda che rischia di passare per la solita (e poco produttiva) bagarre all’italiana. A sottoporsi a quest’intervista doppia saranno il nostro SEO Alessandro Petrucci e Monica Palmeri, storica dell’arte nonché caporedattrice di zebrart.it e autrice per numerosi blog di arte e letteratura. I due analizzeranno la vicenda dal punto di vista delle loro professionalità creando così un quadro della situazione fuori dagli schemi.

Partiamo con le domande:

  • In primis, esprimete una valutazione generale su VeryBello.it. Da 1 a 10, quanto vi piace il nuovo sito di promozione culturale legato a EXPO 2015?

Alessandro PetrucciUna valutazione? Darei un bel 4! Non me ne vogliano i colleghi che lo hanno realizzato. Probabilmente come spesso accade, loro non hanno colpa, ma siamo nel 2015 e mi sarei aspettato almeno un utilizzo avanzato di mappe e immagini. Inoltre la grafica è scialba e senza personalità, il copy è inesistente e non hanno pensato minimamente all’usabilità. Un esempio veloce?  La cartina che riporta l’Italia vicino a ogni evento,: ci voleva tanto ad evidenziare la regione d’interesse? Mi convinco sempre di più che ha ragione Claudio Gagliardini (@Cla_Gagliardini), quando dice che di grafici bravi ne è piena l’Italia, ma nessuno di questi sta lavorando per Expo 2015.


monica-palmeriDirei 7. È stato già detto che si provvederà a sistemare alcune le carenze, peraltro molto evidenti, del sito, ma complessivamente ha un’interfaccia abbastanza facile e intuitiva. A livello estetico non è il massimo, ma non possiamo pretendere troppo da chi ha coniato uno dei termini peggiori della storia del naming mondiale!

  • Parliamo del naming. “VeryBello” è stato criticato – e davvero poco osannato – sia dagli addetti ai lavori, sia dal mondo del web e della stampa generalista. C’è chi dice che perpetui pericolosamente lo stereotipo dell’italiano che non parla inglese, dell’italiota ignorante, e che agli occhi del mondo puntati su di noi per EXPO sia un pessimo biglietto da visita. Che ne pensate?

Alessandro PetrucciLo adoro, secondo me è geniale. Se lo avessi coniato io ne sarei andato fiero, #verybello è cool. Funziona bene sui social, è perfetto come #hashtag, è una giusta commistione di inglese e italiano, lo vedo bene associato a una classica scenetta napoletana come vicino ad un prodotto DOP Trentino, insomma per me spacca!


monica-palmeri«Sant’Antonio, portami via!» è stata la prima cosa che ho pensato leggendo l’espressione “VeryBello”. È un naming wannabe, ma della peggior specie: vorrebbe essere simpatico, ma è fastidioso; vorrebbe essere orecchiabile, ma è cacofonico; vorrebbe insinuarsi indelebilmente nelle nostre menti e ci riesce, certo, ma solo perché è ridicolo. Sarebbe il degno titolo di un cinepanettone (“Natale all’Expo”, o una roba simile), nel quale l’italiano medio di turno, che non conosce le lingue, cerca disperatamente di rimorchiare una turista straniera col proprio fascino latino e, affogando nella propria ignoranza, si gioca il tutto per tutto con: «Eh yes, pantheon is very bello!». Amici di tutto il mondo, scusateci: noi non avremmo voluto! Qui c’è gente che le lingue le sa e sta assumendo antispastici da giorni.

  • Dal punto di vista della fruibilità, come vi è sembrato VeryBello.it? Cosa pensate sia andato storto e cosa invece vi è piaciuto?

Alessandro PetrucciNon mi fa impazzire. Non è subito chiaro come funzionano i comandi, ed essendo un sito che per vocazione sarà utilizzato soprattutto on-the-go, non è di certo il massimo. Cosa mi è piaciuto? L’idea. Anche se non è certo una novità, per EXPO 2015 poteva essere una carta vincente avere un aggregatore di eventi che facilitasse la vita dei turisti.


monica-palmeriIl sito deve essere migliorato e se lo dico io che nella vita non mi occupo di informatica, allora mi verrebbe da dire, “Huston abbiamo un problema!”  Il-sito-che-non-può-essere-nominato (perché ha lo stesso effetto di una cartella di Equitalia: desolazione) mi sembra molto spartano. La grafica è un po’ sciatta, ma è facile da usare. Ho rilevato, infine, che impostando la categoria, la finestra temporale e il luogo, non sempre la ricerca va a buon fine.

  • Il nuovo portale deve promuovere l’arte e la cultura in Italia. Pensate che, così com’è, possa riuscire nel suo intento?

Alessandro PetrucciCosì com’è di sicuro no. Lavorandoci un po’ su, migliorando le funzionalità e integrandole con contenuti di qualità probabilmente potrebbe essere d’aiuto al pubblico straniero che da maggio a ottobre 2015 sarà in Italia per Expo. Ovviamente a patto che dal 7 febbraio sia online la versione inglese, come preventivato… altrimenti addio sogni di gloria!


monica-palmeriL’iniziativa, in via puramente teorica, potrebbe essere valida. Ma il problema è un altro: chi ha una anche minima esperienza di lavoro nei musei sa perfettamente che spesso mancano anche i soldi per comprare il toner delle stampanti. Il settore della cultura in Italia sta vivendo da anni un periodo difficilissimo e la creazione di un portale informativo è certamente utile, ma dovrebbe essere la ciliegina su una torta che, al momento, è in fase di collasso. I teatri chiudono, i musei lavorano a personale ridotto (o si servono di volontari, spesso non qualificati): è questo quello che vogliamo promuovere? L’Expo è una vetrina importante, ma non sarebbe meglio investire in ciò che è essenziale?  “VeryBello” non era indispensabile e, considerando le condizioni in cui versa il settore culturale italiano, mi sembra una mera trovata pubblicitaria – che, viste le reazioni del web, direi sia stata anche controproducente!

  • Se c’è una cosa su cui i più saranno d’accordo – e gli stessi promotori l’hanno ammesso – è che VeryBello.it è un sito ancora “in progress”. Quali pensate debbano essere i primi interventi da attuare per migliorare i suoi punti deboli?

Alessandro PetrucciPrima di indicare i punti da migliorare vorrei far riflettere su una cosa: secondo voi se gli autori di VeryBello.it avessero potuto, non avrebbero aspettato il completamento del sito prima della pubblicazione? Bene, forse siamo della stessa idea. Non sempre le cose vanno come si vorrebbe e spesso per soddisfare il cliente si commettono errori – anche grossi – come questo.
Tornando ai punti da migliorare, di sicuro lavorerei molto sulla grafica. Un sito come quello deve puntare sull’effetto “wow!”. Rappresenterà l’Italia durante Expo 2015, non ci meritiamo un’immagine così anonima e trascurata, anche se la nostra classe dirigente è ignorante! Il secondo punto su cui interverrei sono i contenuti, sia per migliorare l’aspetto SEO, sia perché di siti con una grafica pessima ma che trasmettono “valore” all’utente ce ne sono parecchi, e VeryBello non è tra questi.  Aggregare contenuti alla bell’e meglio oggi non ha molto senso. Non siamo più al tempo delle directory, e Big G è in grado di trovare qualsiasi cosa e in minor tempo. Per cui dove starebbe il valore aggiunto? In ultimo, noi italiani abbiamo il maledetto vizio di trascurare troppo spesso due cose: la legge e chi sta peggio di noi. Mi auguro quindi che VeryBello.it cominci presto a rispettare le tante norme che regolano i siti web delle PA, e in particolare quelle sull’accessibilità.


monica-palmeriIo non avrei mai lanciato un sito che si presenta come vetrina dell’eccellenza italiana nel mondo prima del suo completamento: è stata una mossa poco scaltra, dà la sensazione che si tratti di un progetto approssimativo, arrangiato alla bell’e meglio. In ogni caso è  da segnalare la mancanza di una versione adatta ai fruitori ipovedenti e, ovviamente, della possibilità di impostare una lingua diversa dall’italiano.

Leggendo le risposte dei nostri esperti, si capisce chiaramente che VeryBello è un sito certamente da migliorare, ma non da buttare in toto, né da criticare per partito preso. Una vicenda, questa, di cui si continuerà a parlare a lungo. E noi resteremo in attesa di ulteriori sviluppi

E tu che ne pensi? Dicci la tua nei commenti!

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